Figli del Mondo

Tramite Momondo, il motore di ricerca per prenotare voli e hotel low cost, è possibile far analizzare il proprio DNA e scoprire quali sono effettivamente le nazionalità dei nostri antenati.  Tutti coloro che hanno deciso di fare il test, persino quelli che si consideravano italiani fino al midollo, hanno riscontrato origini asiatiche,indigene, africane, balcaniche, iberiche..

Quindi la mia domanda è: cosa succederebbe se tutti noi ci sottoponessimo a tale esame? Probabilmente cambierebbe totalmente la nostra visione dello straniero in quanto tale, ci sentiremmo tutti figli del mondo e non considereremmo lo stato come una casa, nel senso di proprietà privata da guardare e non toccare. Forse ciò è merito anche della Ius Sanguignis, la legge che regola l’acquisizione della cittadinanza in Italia, basandosi a sua volta sulla cittadinanza dei genitori, negli Stati Uniti, ad esempio, vige la Ius Soli, questo vuol dire che se per qualsiasi motivo il bambino viene al mondo in terra statunitense anche con genitori stranieri presenti sul suolo americano per motivi turistici, egli ne prende automaticamente la cittadinanza.

Nonostante tutti i documenti e i test, nessuno può imporre a una persona di sentirsi o meno parte di un dato stato: conosco persone che nonostante vivano all’estero da anni continuano a pensare e a sognare nella loro lingua madre pur non parlandola quotidianamente e, al contrario, persone che vivono nel loro paese natale ma preferiscono parlare a loro stessi o scrivere in una seconda lingua. La riflessione verte intorno al tema linguistico perché la lingua è l’elemento che, a parer mio, più ci lega con la terra, l’unica cosa che possiamo davvero avere in comune con chi ci sta attorno, con chi ci è stato e con chi verrà, sopratutto per noi italiani, aventi le frontiere geografiche che coincidono con quelle linguistiche (tranne per pochissime eccezioni). Non a caso, quando in 1984 di Orwell il Grande Fratello aveva deciso di privare le persone della propria identità, egli aveva proprio gradualmente imposto la neolingua, un modo per esprimere i concetti in modo efficace, ma senza legami con una tradizione viva e da dimenticare.

Il Mio Giro d’Italia (parte 2)

I ciclisti macinavano chilometri e le famiglie al seguito pure, ovviamente in macchina.

In poco più di una settimana ho attraversato alcune delle regioni più belle d’Italia, conoscendo luoghi mozzafiato e persone squisite. Dopo aver visitato Modena, Maranello (ovviamente avvistando le varie Ferrari di prova in giro per la città) e i lori dintorni, ci siamo tuffati nel Chianti, senza dimenticare la meravigliosa Siena. Sdraiati a bordo piscina e con una vista incredibile sulla campagna toscana, abbiamo sorseggiato il tipico vino rosso, parlando con Giuseppe, il proprietario del piccolo agriturismo che ci ospitava. All’alba eravamo già in marcia verso l’Umbria, in provincia di Orvieto, da qui gli sportivi dovevano, il giorno seguente, ripercorrere una delle tappe del Giro d’Italia (260 km), per poi arrivare a Fiuggi e alloggiare nello stesso albergo dei professionisti. Le temperature erano sempre più alte, le brioches a colazione erano sempre più grandi e il sud era sempre più vicino. Prima di arrivare a Paestum, in provincia di Salerno, ci siamo fermati a Carinaro (CE), dove uno degli sponsor aveva organizzato un buffet degno di nota, con tanto di premiazione da parte del sindaco, dopo che i ciclisti erano stati scortati in giro per il paese da una squadra locale. In Calabria le tappe sono state due: la prima a Praia a Mare e la seconda ad Amantea, dove abbiamo assistito a un matrimonio in grande stile e mangiato il pesce fritto più buono della nostra vita.

Eravamo pronti a traghettare verso la Sicilia, ma i due non ne volevano sapere di scendere dalla sella, così sono saliti sulla rampa pedalando. Una volta toccato terra, la colonnina del mercurio toccava i 45 gradi, eravamo stanchi morti dopo una giornata sotto il sole, l’unica cosa di cui avevamo tutti bisogno era trovare un albergo qualsiasi (a posteriori riconosco che la scelta è stata fatta nella disperazione più totale date le condizioni dell’alloggio) e buttarci nelle acque gelide di Messina.

Il mattino seguente, con una bella granita rigorosamente alla mandorla e una brioches col “tuppo”, non vedevamo l’ora di arrivare finalmente alla meta. Dopo aver percorso qualche chilometro verso Siracusa, parte della famiglia dell’amico di mio papà ci è venuta in contro con un camper giallo e,  fermandoci ad ogni stazione di servizio per temporeggiare (ci era stato vietato di arrivare prima delle 5), finalmente abbiamo visto arrivare l’intera squadra ciclistica del paese d’arrivo, Villasmundo, che portava al polso un palloncino azzurro in tinta con la divisa, una serie di moto, fotografi, altri membri della famiglia e persino un’Audi sportiva con una grossa bandiera sventolante. Non appena abbiamo messo piede in paese con le macchine che facevamo da apri fila, le campane della chiesa hanno suonato insieme ai fischietti che ognuno dei villasmundesi teneva in bocca per esprimere il suo entusiasmo. Grida di felicità, pianti di gioia, palloncini che volavano in cielo, l’orgoglio dopo aver realizzato la grandezza dell’impresa compiuta, premiazioni e feste a non finire

Mio padre e questa esperienza in generale mi hanno insegnato una piccola grande cosa: tutto è possibile grazie a costanza, dedizione e un po’ di follia e che “a volte è meglio perdersi per le vie di un viaggio come questo che non partire mai”.

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In Messico non come turisti, ma come ospiti!

Chiunque sogni di visitare il Messico desidera sicuramente visitare la capitale, “el DF” come lo chiamano loro, oppure Chichén Itza, il complesso di piramidi più grande ed importante dello Yucatan, o magari prendere il sole su una bella spiaggia a Cancun, ma questo meraviglioso Paese offre ai suoi turisti molto, molto di più, sopratutto a chi vuole esplorare la sua cultura e avvicinarsi il più possibile al modo di vivere degli autoctoni.

  • Mangiare un buon “mole” nello stato di Puebla. E’ uno dei piatti simbolo della cucina messicana, è a base di carne e cacao, insieme a moltissimi altri ingredienti piuttosto particolari
  • Mangiare i “chiles” in Nogada,  dei peperoni serviti con la tipica salsa.
  • Fare il tour delle 300 chiese di giorno e dei 300 bar di notte a Cholula
  • Nello Stato di Sonora mangiare i ” coyotas”,  grossi biscotti ripieni di piloncillo.
  • Visitare la riserva degli Indios, che nella cultura messicana hanno un ruolo fondamentale
  • Dare un bacio nel “callejon de los besos” di Guanajuato
  • Visitare le mummie
  • Visitare una “hacienda colonial”, ossia una tenuta risalente ai tempi della conquista
  • Nuotare in un cenote
  • Partecipare a una partita di caccia nel nord del Messico
  • Mangiare le famose cavalette e le “escamoles”, le uova di formica
  • Andare all’ippodromo delle Americhe a vedere le corse di cavalli
  • Fare la spesa al mercato di San Juan, dove si può trovare la carne di qualsiasi animale immaginabile
  • Ad Aguascalientes provare un buon “mezcal”, un distillato ottenuto dalla pianta dell’agave
  • Bere la Bacanora a Sonora
  • Salire sulle “trajineras” di Xochimilco

 

 

 

Il Mio Giro D’Italia (parte 1)

Mio padre e il suo migliore amico hanno sempre avuto e sempre avranno una sola passione: il ciclismo.

Entrambi tesserati da anni, hanno passato le loro domeniche mattine (e non solo) più in sella che a messa, ovviamente con le famiglie sempre fedelmente al seguito. Grazie alla loro passione, abbiamo avuto l’occasione di conoscere persone squisite e posti mozzafiato, passando i weekend di gran parte della mia infanzia in giro per l’Italia, tra medaglie e qualche sconfitta.

Mio papà, nato in provincia di Salerno, ha sempre conservato nel cassetto il sogno di raggiungere l’amata patria pedalando e, una volta confessatolo all’amico siciliano, questi ha espresso lo stesso desiderio. L’idea è stata nell’aria per vari mesi, ma non veniva mai messa in pratica: a parte l’estrema difficoltà della sua organizzazione, si trattava di un’esperienza non da poco a livello fisico e mentale.

Era maggio del 2015 e, dopo qualche bicchiere di troppo, i due hanno promesso alle famiglie che avrebbero fatto questa follia quell’estate stessa: si trattava di percorrere 1650 km, attraversando 9 regioni, 25 province, 20 città, oltre mille comuni, il tutto in 9 tappe e rigorosamente senza mai salire su una macchina.

Si sarebbe partiti il 24 luglio da Gorgonzola (MI), per arrivare l’1 agosto a Villasmundo (SR), ogni giorno i due pazzi avrebbero dovuto percorrere circa 250 km, arrivando nel tardo pomeriggio nei vari agriturismi prenotati in precedenza, dove le famiglie li avrebbero aspettati (in piscina) con un bel panino alla bresaola e una birra.

Trovati gli sponsor, stampati gli striscioni da applicare alle macchine delle ammiraglie (mogli e figlie), fatte fare le divise ufficiali e creato la pagina Facebook (https://it-it.facebook.com/milanosiracusa2015/) per farci seguire da amici e parenti, eravamo in tutto e per tutto pronti a partire.

milano siracusa.jpgLe due famiglie fotografate per il giornale locale la mattina della partenza all’alba: prima tappa Gorgonzola (MI)- Colombaro (MO)

Dos dias en la vida

para los que tienen esos dos dias fijos en la cabeza, que lo cambian todo, que siempre estan ahi y condicionan la vida entera.

Hay dos días en la vida
Para los que no nací
Dos momentos en la vida
Que no existen para mí,
Ciertas cosas en la vida
No se hicieron para mí
Hay dos días en la vida
Para los que no nací

El primero de esos días
Fue cuando te conocí
Me atraparon tus mentiras
Y me enamoré de ti
Del camelo de tus risas
De tus ganas de vivir
De la crueldad de tus caricias
Por las que creí morir

Hay dos días en la vida

El segundo de esos días
Fue justo el que te perdí
Se fue tu cara bonita
Y mi ganas de vivir,
Se acabaron las mentiras
Y de todo aprendí
Que hay dos días en la vida
Para los que no nací

Jarabe de Palo